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Civitacampomarano

civita basso

Di origine incerta, la prima attestazione nella forma "Campomarano" risale ad un documento del 999 d.C., quando l'imperatore Ottone III di Sassonia, nipote del famoso Ottone I il grande, conferma la donazione della "Ecclesia S.Angeli in Altissimis super flumium Bifernum in finibus Campimarani" fatta nell'870 d.C. dal principe longobardo Arechi II in favore della Badia di S.Sofia a Benevento. Resti della chiesetta sono ancora visibili su Monte S.Angelo, a 900 m. di quota, nei pressi del tratturo Celano-Foggia.

Campomarano, costituitosi nell'attuale posizione presumibilmente nel corso del X secolo come fusione dei diversi villaggi sparsi nella valle, per "incastellamento", inglobò gran parte della popolazione circostante e trasse tanto beneficio da questa fortunata espansione accompagnata da una notevole floridezza economica cui non furono estranei i numerosi conventi della zona da indurre i suoi abitanti a fregiarsi del titolo di "civitas" che, aggiunto al nome antico, avrebbe dato luogo all'attuale "Civitacampomarano" in forma sia congiunta che disgiunta*.

Particolarità di questa cittadina è sicuramente l'imponente Castello Angioino. Pur non essendo certa l'epoca della sua costruzione, più volte rimaneggiata, tutto fa pensare al periodo della dominazione angioina, specie le maestose torri cilindriche. Il periodo in questione è nel corso del XIV secolo nel pieno del regno di Carlo d'Angiò, durante il quale il castello venne edificato su una massa di arenaria, che si erge prorompente tra i torrenti Mordale e Vallone Grande e rappresenta un pregevole monumento di inestimabile valore storico.

civita alto

La fortezza che un tempo sorgeva isolata nei suoi fossati nella parte alta del centro abitato, cui non si aveva accesso quando era chiusa la porta di cinta, oggi sovrasta il centro del paese. Il bel portale trecentesco presente sulla facciata principale, ad est, era collegato all'abitato da un ponte levatoio. Il lato occidentale, lungo oltre 50 metri, oggi affaccia sull'attuale Piazza Municipio e ai suoi lati ha due torri di pregevole fattura.

Nel cortile vi sono gli accessi a quelle che dovevano essere le camere per la Sala d'Armi, per il Corpo di Guardia, per le cantine, i granai, le stalle, le prigioni ed itrabocchetti. Al primo piano, invece, vi sono la camera baronale, ove si amministrava la giustizia e si ricevevano gli ospiti, la cucina e le stanze più interne del signore. Da segnalare la fontana sannita situata nel cortile, stupefacente per la fattura dei quattro volti zoomorfi  d'angolo e per il suo stato di conservazione.

Della Chiesa di Santa Maria Maggiore è rimasto solo il campanile dopo il violento terremoto del 1903. Detto campanile è costruito sopra un arco a tutto sesto che incornicia l'ingresso al castello stesso. La chiesa di Santa Maria delle Grazie in origine era cappella privata e, a seguito della distruzione della chiesa di Santa Maria Maggiore, venne ampliata e modificata per assolvere alle funzioni di Chiesa Madre. Il suo portale risale al XVI-XVII secolo, mentre all'interno è da menzionare il dossale, altare in legno intagliato e dorato.

Altra chiesa di modeste dimensioni è quella di San Giorgio Martire, costruita più in basso dell'abitato, sullo strapiombo tufaceo, e presenta al suo interno un altare marmoreo del 1780. Finestre, portali e fregi vari sono le altre emergenze architettoniche che si possono ammirare nel centro storico di questo "autentico Borgo". Sono inoltre da visitare la Residenza del Letterato, ovvero la casa natale di Vincenzo Cuoco (1770-1823), e quella di Gabriele Pepe (1779-1849), due tra i personaggi storici più significativi del Molise.

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"Civitacampomarano è un piccolo centro dove storia, cultura e natura incontaminata rappresentano un immenso valore. Ai visitatori, data la sua attuale dimensione demografica, pare infatti impossibile che custodisca un patrimonio così ricco, ed è per questo che si resta stupiti. In quest’angolo di Molise, pochi immaginavano di poter trovare il Castello Angioino, in tanti non pensavano che da qui provenissero grandi uomini quali Vincenzo Cuoco e Gabriele Pepe. Il paese ed i suoi abitanti sono così custodi di storia, cultura, tradizioni secolari che costituiscono un valore aggiunto ed autentico. Proprio per questo motivo l’Amministrazione Comunale, nel 2011, ha deciso di entrare a far parte dell’Associazione Nazionale Borghi Autentici d’Italia, una Comunità costituita da 180 territori e Borghi che condividono progetti, idee e sviluppano percorsi comuni per valorizzare le rispettive tipicità. All’interno di questa rete, le singole specificità e peculiarità non divengono punti di divisione, bensì di unione e di sinergia. Si è intrapreso a tal fine un percorso affinché il Borgo venga qualificato e riqualificato, valorizzandone le preziose risorse e ricchezze presenti, ed ecco perché Civitacampomarano è un “Borgo impegnato in un percorso di qualità”. Il vero sviluppo si ottiene portando alla luce, e valorizzando, le autenticità locali. Da ciò è nata la volontà di tutelare e promuovere i prodotti tipici attraverso l’istituzione della De.C.O. (Denominazione Comunale di Origine). Nel luglio 2012, il primo prodotto ad aver ottenuto il marchio De.C.O. sono stati pertanto “i ciell”, prelibati dolci ripieni di mosto cotto. Civitacampomarano vi apre in queste pagine le porte, affinché la sua scoperta possa stupirvi. Benvenuti dunque in un Borgo Autentico d’Italia e, soprattutto, benvenuti in un Borgo che merita ritorno…"

A fondo pagina è possibile scaricare il file in formato pdf del volume Civitacampomarano, un Borgo che merita ritorno dove sono presenti tutte le informazioni sul paese e sulla sua storia, anche in lingua inglese.

*fonte: http://www.comune-civitacampomarano.cb.it

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